Analisi in due minuti? Si può con il pulsossimetro

Analisi in due minuti? Si può con il pulsossimetro

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pulsossimetro

Sono trascorsi ormai più di quaranta anni da quando il medico giapponese Takuo Aoyagi inventò una nuova apparecchiatura medica, chiamata pulsossimetro o saturimetro, per la misurazione dell’emoglobina nel sangue. Oggi, il sistema di base resta sempre lo stesso, ma la tecnologia sta migliorando il funzionamento e l’aspetto di questo macchinario.

Nel campo medico, il 1974 rappresenta l’anno in cui ha visto la luce una importante invenzione, grazie alle intuizioni dell’ingegnere biomedico giapponese Takuo Aoyagi, che per primo capì le potenzialità del monitoraggio della quantità presente di ossigeno nel sangue. È così che è nato il pulsossimetro, conosciuto anche come ossimetro o saturimetro, uno strumento che nel corso di questi anni è diventato sempre più importante nel panorama della prevenzione.

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A cosa serve il pulsossimetro. Sintetizzando al massimo, l’ossimetro è un apparecchio che consente di tenere sotto controllo sia la saturazione arteriosa di ossigeno che la frequenza cardiaca al polso. Il prodotto attuale non si discosta molto da quello originariamente brevettato dall’azienda nipponica Nihon Kohden, su intuizione come detto del dottor Takuo Aoyagi, basato sulla misurazione della quantità di emoglobina legata nel sangue, grazie alla capacità della stessa emoglobina di “legare” appunto l’ossigeno.

Un’indagine non invasiva. Ne è nata una vera e propria procedura diagnostica, la pulsossimetria, che si rivela semplice, economica e non invasiva e perciò di impiego sempre più ampio, anche nel caso delle indagini su piccoli pazienti e infanti, per i quali è possibile evitare il fastidioso prelievo di sangue per misurare le frequenze cardiache e l’ossigenazione del sangue. L’ossimetro sfrutta la capacità di assorbimento della luce da parte dell’emoglobina e la naturale pulsazione del flusso sanguigno nelle arterie per misurare il livello di ossigeno nel corpo.

Come scegliere il pulsossimetro. Rispetto ai primi modelli, però, il valore aggiunto è offerto dalla tecnologia, che ha reso ancora più precisi e affidabili questi strumenti, consentendo anche la creazione di tipologie di saturimetro portatile e compatto.

Come funziona l’ossimetro. Il meccanismo di funzionamento del prodotto è molto semplice: basta infilare il dito (o un’altra parte sottile del corpo, come un lobo o il naso, pervasa da una circolazione superficiale) nello spazio apposito, che ricorda la clip di una molletta, e in pochi secondi il sensore interno della macchina consente di visualizzare il dato interessato sul display luminoso. A proposito di dati, bisogna ricordare che la saturazione di ossigeno nel sangue dovrebbe sempre essere superiore al 95% in condizioni di normalità; quando invece l livello di ossigeno scende sotto alla soglia dell’85%, può essere il caso di rivolgersi a un medico perché potrebbe essere il sintomo di una malattia respiratoria o di una malattia cardiaca congenita.

Utilizzo sempre più ampio. La pulsossimetria è ormai sempre più diffusa in ambito medico, sia nei reparti ospedalieri che sui mezzi di soccorso, e trova larga popolarità negli interventi chirurgici e in altre procedure che coinvolgono la sedazione, proprio perché sfrutta dispositivi non invasivi e di facile utilizzo; l’ossimetro si rivela utile anche per valutare se è necessario modificare il dosaggio di ossigeno fornito, se i farmaci polmonari somministrati sono efficaci, nel riconoscere l’ipossia rispetto alle condizioni di cianosi e per determinare la tolleranza del paziente a un eventuale aumento dell’attività fisica.

Gli italiani sono sedentari. Un fattore, quest’ultimo, che non è certo da sottovalutare, specialmente nel nostro Paese: secondo una recente statistica, infatti, gli italiani sono un popolo troppo sedentario e (soprattutto) poco cosciente di esserlo. Almeno una persona su 5 tra chi compie poca attività fisica, infatti, non riconosce questo poco invidiabile status, e soprattutto sottovaluta le conseguenze cui espone la propria salute, come tutte le patologie legate al sovrappeso e all’obesità.

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