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Blue Whale Italia forse il macabro gioco dietro il suicidio del 15enne a Livorno

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Blue Whale anche in italia? È finita tragicamente, con lo schianto da 96 metri sopra il cofano di una Yaris, la vita di una ragazzo non ancora quindicenne a Livorno. Era il 6 marzo quando il ragazzo si è recato al ventiseiesimo piano del grattacielo più alto di Livorno e qui si è lasciato cadere nel vuoto.

Si è ucciso gettandosi dalla terrazza del grattacielo più alto della città sito in Piazza Roma, a mezza via fra in centro e il lungomare di Livorno. Il giovane, 15 anni non ancora compiuti, frequentava il primo anno di liceo, buona famiglia, sportivo e con la passione per la musica, suonava infatti la chitarra.

Il portiere del palazzo, Vincenzo Sapio, ancora turbato per quanto accaduto, ha dichiarato: “Quando sono arrivato al grattacielo poco dopo le 7.30 ho notato una bicicletta legata al cancello scorrevole all’esterno. Le telecamere di sorveglianza del palazzo lo hanno filmato mentre la legava“. Le telecamere hanno infatti ripreso il giovane mentre si aggirava all’interno dell’atrio del grattacielo, incerto su quale ascensore prendere per raggiungere la terrazza. È riuscito poi a trovare quello giusto, che lo ha condotto al venticinquesimo piano, da qui ha raggiunto la terrazza. Ha abbandonato sul posto i suoi effetti, zaino, giacca e si è gettato nel vuoto.

Lo spettro di Blue Whale dietro il suicidio del giovane?

Grazie ai video acquisiti dalle forze dell’ordine, pare si veda chiaramente il giovane che si filma col cellulare durante l’ingresso nel grattacielo. Secondo alcune indiscrezioni parrebbe che il giovane, prima di compiere l’insano gesto, avesse postato su Facebook proprio i video ripresi all’interno del grattacielo, per annunciare il gesto che sarebbe andato a compiere, indicando anche il motivo e chi lo avrebbe spinto a farlo. Gli inquirenti comunque sono sempre a lavoro per ricostruire esattamente tutti i contorni sul’accaduto. In città nel frattempo è tutto un susseguirsi di voci che collegherebbero il suicidio del giovane ai recenti fatti associati al macabro gioco Blue Whale, anche se non ci sono conferme ufficiali. Commenti sull’accaduto sono state fatte anche da persone autorevoli come il vicario del vescovo monsignor Paolo Razzauti “Non vorrei fosse uno dei tanti giovani spinti ad uccidersi con il Blue Whale, gioco e certo invito demenziale“, scrive.

Il giovane Livornese, a quanto si inizia a dire a Livorno, sembrerebbe essere la prima vittima italiana di Blue Whale. Alcune voci girano in città, all’interno della cerchia delle amicizie del giovane, si dice che avrebbe mostrato il macabro simbolo che i partecipanti al gioco Blue Whale, sarebbero sottoposti a marchiarsi sulla pelle: una balenottera azzurra (Blue Whale appunto).

Non ci sono al momento conferme ufficiali di alcun genere sulle motivazioni del gesto, così come non ci sono tracce online dei video caricati dal giovane sul suo profilo Facebook, profilo che è stato prontamente bloccato dalla polizia postale in modo da poter compiere le indagini nel migliore dei modi.

Gli inquirenti per il momento smentiscono qualsiasi connessione tra Blue Whale e il suicidio del giovane livornese. “Si tratta di un dramma privato, legato a motivi esclusivamente familiari, per quanto ci consta non ci sono elementi che comprovino simili ricostruzioni“, questo il commento di Giuseppe Testaì, dirigente dalla Squadra Mobile.

Blue Whale il gioco macabro che arriva dalla Russia

Il gioco Blue Whale è una nuova moda virale che arriva dalla Russia. Il gioco trova molto riscontro tra gli adolescenti, che vengono spinti ad affrontare prove disumane per la durata di 50 giorni. Tra le prove a cui vengono sottoposti gli adolescenti ci sono compiti come guardare film dell’orrore per un giorno intero, marchiarsi la pelle col disegno di una balenottera azzurra, oppure svegliarsi tutte le mattine alle ore 4:25. L’ultima prova da affrontare è cercare il palazzo più alto della propria città e saltare giù. Il gioco, a quanto riportato da testate giornalistiche russe, avrebbe già annoverato tra le sue vittime almeno 130 ragazzi

Blue Whale l’ideatore del gioco arrestato dichiara “Non mi pento”

Blue Whale è nato dalla mente di un giovane ragazzo russo, Philip Budrikin, attualmente detenuto nel carcere di San Pietroburgo. Philip, studente di psicologia, non ha mostrato alcun pentimento per l’ideazione del macabro gioco che ha spinto molti giovani al suicidio. “Non sono pentito di ciò che ho fatto, anzi: un giorno capirete tutti e mi ringrazierete” queste le dichiarazioni del giovane che continua “Ci sono le persone e gli scarti biologici. Io selezionavo gli scarti biologici, quelli più facilmente manipolabili, che avrebbero fatto solo danni a loro stessi e alla società. Li ho spinti al suicidio per purificare la nostra società“. Non contento delle precedenti dichiarazioni il giovane durante uno degli interrogatori ha poi ribadito “Ho fatto morire quelle adolescenti, ma erano felici di farlo. Per la prima volta avevo dato loro tutto quello che non avevano avuto nelle loro vite: calore, comprensione, importanza“.

Philip Budrikin, l’ideatore di “Blue Whale Challenge”, è attualmente accusato per istigazione al suicidio di una quindicina di giovani adolescenti russi. Attraverso il social network russo Vk, il ragazzo reclutava giovani menti fragili, istigandoli a partecipare alla terribile sfida social. Il suo ruolo di “Tutor” consisteva nell’affidare ai giovani, sfide macabre ed autolesioniste, da documentare con video e foto che poi dovevano essere postate sui social, in modo da provare la fedeltà dei partecipanti al gioco. Per uno studente di psicologia non deve essere stato un compito difficile reclutare giovani, facendo leva sulla loro fragilità psicologica legata a problemi familiari e alla giovane età. Proprio questi giovani che cercavano un aiuto ed un rifugio nel mondo del web, cadevano all’interno delle sue insidie arrivando ad un tragico epilogo.

Philip Budrikin attualmente recluso a San Pietroburgo, da dietro le sbarre, continua ogni giorno a ricevere lettere da parte molte adolescenti. La corrispondenza che riceve sono per lo più lettere d’amore, proprio da parte di quelle adolescenti che avrebbe potuto spingere al suicidio.

Blue Whale dilaga a livello mondiale

L’arresto di Philip Budrikin, ideatore del gioco, non ha comunque fermato il fenomeno del Blue Whale. Il gioco infatti a causa di molti emulatori si sta diffondendo a macchia d’olio. Molti i casi sospetti in molti paesi europei e del Sud America. Molti sono i social che, grazie alla risonanza mediatica che sta avendo il fenomeno, cercano di contrastarlo e di portare sostegno ai giovani che potrebbero essere attratti da persone senza scrupoli, a partecipare al gioco. Un attenzione particolare al metodo di reclutamento dei giovani, può essere sfruttato dai genitori, in modo da accorgersi in tempo di strani comportamenti dei figli e bloccare il fenomeno sul nascere.

 

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