Gestione dei risparmi, gli italiani preferiscono la liquidità

Gestione dei risparmi, gli italiani preferiscono la liquidità

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Gestione del risparmio

Il risparmio gestito e la liquidità sono gli strumenti preferiti dagli italiani, mentre crollano le quote di capitale destinate agli investimenti, soprattutto a causa delle turbolenze dei mercati finanziari. È questa la situazione nel nostro Paese, secondo quanto descritto dagli ultimi report degli analisti.

Scende la quota di ricchezza finanziaria delle famiglie italiane e nel contempo aumenta la liquidità tra contanti e conti correnti. Sono questi i due principali trend dell’economia domestica nel nostro Paese, che emergono dall’analisi di alcune recenti indagini sulla situazione finanziaria italiana, e che ci permettono di scoprire come i nostri connazionali gestiscono i propri soldi.

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Per Moody’s è corsa al risparmio. Ad esempio, l’agenzia Moody’s sostiene che il Paese è pronto per un ulteriore incremento della industria del risparmio gestito, che sta “approfittando” della crisi degli altri prodotti come il bene rifugio principe, la casa (con prezzi in calo costante e tasse in aumento), titoli di stato volatili e poco vantaggiosi, obbligazioni a dir poco “pericolose”. Ecco perché, in definitiva, in Italia sono due le strade che si scelgono: tenere i risparmi per sé o puntare sul classico conto corrente.

Prodotti vantaggiosi. Una decisione che, a ben vedere, non rappresenta la soluzione ottimale al problema, visti i costi di gestione di questo strumento e il livello praticamente azzerato degli interessi che generano sulle quote depositate. In termini di sicurezza e profitto, allora, risulta più vantaggioso un prodotto come Conto Facto, interessante opzione promossa da Banca Farmafactoring che consente di far crescere il capitale depositato grazie a un tasso di interesse fisso e zero spese fisse. E non a caso, la ricerca di informazioni su come aprire un conto deposito è sempre più di attualità tra i trend dei nostri connazionali.

Ancora in crisi. Secondo il Centro studi di Unimpresa, la liquidità in Italia ha raggiunto la imponente somma di 818,3 miliardi, in aumento di 61 miliardi di euro in un solo anno. Come spiega la vicepresidente di Unimpresa, Maria Concetta Cammarata, si tratta di un elemento solo teoricamente positivo, visto che in realtà “l’aumento della liquidità è una spia della crisi che non finisce: perché i cittadini non spendono e, laddove ne hanno la possibilità, accumulano riserve aggiuntive per far fronte a eventuali nuove emergenze“.

Scenari molto complessi. A testimonianza di una situazione ancora difficile si possono leggere gli altri dati di Unimpresa, che delineano un quadro decisamente più preoccupante: è infatti crollata di quasi 120 miliardi di euro in un solo anno la ricchezza finanziaria degli italiani, passando da 4.122,1 miliardi a 4.003,5 miliardi. A pesare su questa performance negativa è soprattutto il comparto finanziario: il valore dei titoli azionari è infatti sceso di 168,8 miliardi, così come calato è anche il valore delle obbligazioni, giù di 57,3 miliardi, e quello dei crediti finanziari (relativi ai prestiti da privati a privati), che ha perso 1,1 miliardi in dodici mesi.

Obiettivo pensione. L’altra tendenza dei risparmiatori italiani, sottolineata in particolare da Moody’s, è il ricorso a una forma di pensione integrativa, utile a “ massimizzare il loro reddito pensionistico degli italiani” aggiungendo “una pensione privata a quella statale”, come si legge nel report. D’altra parte, chi è giovane oggi nota senz’altro che, anche per le varie riforme pensionistiche che si sono susseguite nel nostro Paese, la sola pensione di Stato potrebbe non essere sufficiente, e pertanto cercano prodotti in grado di assicurare una futura tranquillità.

Le decisioni degli italiani. Insomma, gli italiani, che anche gli esperti di Moody’s definiscono “per tradizione restii a investire in bond e azioni” sono sempre più disposti a imboccare la strada del risparmio gestito, che continuerà la sua crescita anche nei prossimi anni, proseguendo un trend interrotto soltanto nel 2008 (apice della crisi della Lehman Brothers) e comunque in continua ascesa sin dal 2011, pur senza raggiungere le dimensioni di altri Paesi europei come Francia e Germania. 

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