Malattie al cuore, un problema in aumento da combattere con la prevenzione

Malattie al cuore, un problema in aumento da combattere con la prevenzione

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malattie al cuore

In Italia sono in aumento le malattie cardiache, ma soprattutto le morti improvvise. È l’allarme che arriva dall’ultimo Congresso nazionale organizzato dalla Anmco, l’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri, che segnala anche un nuovo problema: la diffusione di elettrocardiografi di bassa qualità.

Insieme al cancro, le malattie del sistema circolatorio sono le principali cause di morte in tutta Europa, come certificato da un recente report di Eurostat sulla salute nell’Unione Europea. In particolare, le malattie del sistema circolatori, che comprendono patologie come colesterolo, diabete, problemi legati alla pressione alta e al fumo, degenerano di frequente in infarti le malattie cerebrovascolari, che rappresentano le principali cause di morte in Occidente, con le ischemie cardiache che, da sole, hanno causato 132 decessi ogni 100.000 abitanti in tutta l’UE a 28 Stati. In Italia, invece, la quota è di 104 morti per ogni 100 mila abitanti, un dato al di sotto della media ma superiore rispetto ai nostri vicini più “ricchi”.

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Nel nostro Paese, poi, c’è un altro fattore che preoccupa, ed è quello relativo alle morti improvvise cardiache: ogni anno, secondo le stime diffuse dalla Anmco, l’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri, nel corso dell’ultimo Congresso nazionale organizzato a Rimini, sono circa 60 mila le persone che perdono in questo modo la vita, e un centinaio di queste morti avviene in palestra o sui campi di calcio, coinvolgendo anche persone giovani. Con le dovute accortezze, però, questo dato si potrebbe diminuire, perché è possibile evitare il decesso in caso di corretta prevenzione e intervento tempestivo, attraverso “strumenti terapeutici, la dieta, lo sport, i farmaci, per curare questi pazienti anticipando anche i criteri di rimborsabilità al nostro governo e sull’utilizzo dei nuovi farmaci”, come spiega il presidente di Anmco, Michele Gulizia, nel suo intervento.

Un altro focus speciale è stato dedicato a un tema delicato come quello della ipercolesterolemia, definito dal presidente Gulizia “un killer” che miete ogni anno una grande quantità di morti: si contano infatti oltre 70 mila decessi causati da cardiopatie ischemiche, infarto, malattie ischemiche cerebrali e periferiche. In questo caso, la ricetta è “curare il colesterolo cattivo, bisogna cercare di abbassarlo, ridurre questi livelli per avere una minora mortalità”.

Ancora una volta, dunque, i medici rimarcano l’importanza della prevenzione, e soprattutto la necessità di offrire ai pazienti un’assistenza corretta e tempestiva, facendo attenzione alla parola “risparmio”. In tempi di spending review e stretta economica, infatti, non si deve abbassare la guardia e soprattutto l’asticella della qualità, come invece purtroppo sta capitando anche nelle strutture assistenziali italiane dove, come raccontano i medici presenti a Rimini, cominciano a vedersi prodotti di fabbricazione incerta, spesso provenienti dall’est asiatico, venduti a basso costo ma che non rispettano le caratteristiche minime indispensabili per una diagnosi di qualità, andando a intaccare la vita dei medici e soprattutto dei pazienti.

La questione risulta particolarmente importante quando si parla di strumenti che riguardano la salute delle persone; per questo, diventa fondamentale poter acquistare accessori di comprovata qualità, realizzati da case produttrici serie e affidabili.E, soprattutto, nessuna produzione orientale, neppure nel campo degli elettrocardiografi, dove pure ormai questi apparecchi low cost rappresentano quasi il 60 per cento della dotazione in ambito assistenziale, come denunciato dai medici specialisti.

È ancora il presidente di Anmco Gulizia a tuonare contro questa invasione di “cineserie e apparecchi di fabbricazione orientale”, che “non rispettano le norme volute dalle linee guida, perché hanno dei filtri che permettono di ottenere delle bellissime tracce”, ma sono troppo esasperati e “fanno perdere quelle raffinate diagnosi che si fanno su alterazione microscopiche che permettono di capire se un paziente ha le caratteristiche per andare incontro alla morte elettrica improvvisa per fare un infarto o uno scompenso cardiaco”. Una vera e propria battaglia, condotta per poter contare su una maggiore precisione e appropriatezza del segnale degli elettrocardiografi, ma soprattutto per evitare che “un bambino muoia su un campo di calcio perché ha ricevuto un Ecg non buono”.

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